La TV locale italiana soffre. Lo conferma il CRTV

I dati confermano: la situazione di sofferenza delle imprese televisive locali si avverte soprattutto sul fronte della raccolta pubblicitaria. Lo Studio Economico del Settore Televisivo Privato Italiano, realizzato dall’Ufficio Studi e Ricerche di Confindustria Radio Televisioni (CRTV), dimostra che in assenza dei benefici statali il comparto televisivo non sarebbe più in grado di sostenersi. La causa è l’inarrestabile contrazione della raccolta pubblicitaria.

“Dal 2008 si è infatti dimezzato il valore dei ricavi totali”, dichiara Maurizio Giunco, presidente dell’Associazione TV locali aderenti a CRTV. Lo Studio documenta inoltre che è in atto una riduzione drastica soprattutto delle imprese più piccole per fallimenti o cessazione di attività.

I numeri di un mercato in flessione

Il mercato televisivo locale genera complessivamente ricavi pari a 324 milioni di euro, in calo di 7,3 milioni (-2,2%). I ricavi pubblicitari ammontano a poco più di 227 milioni di euro (-11,2%), mentre gli altri ricavi, ovvero le attività commerciali collaterali e i contributi statali, sono pari a 96,4 milioni di euro (+28,6%), e rappresentano il 30% dei ricavi totali.

I dati dello Studio sono ricavati dall’esame dei bilanci accessibili a ottobre 2018 dalle Camere di Commercio locali, e sono relativi all’anno 2016. In particolare, sono riferiti a 297 aziende strutturate in società di capitali sparse sul territorio nazionale, aziende il cui numero  diminuisce del 17% rispetto al 2015.

La televisione sopravvive grazie ai contributi statali

Il fenomeno della riduzione del numero delle imprese, riporta askanews, colpisce però anche le aziende più strutturate, che segnano un incremento dei ricavi in conseguenza dell’appostamento in bilancio dei contributi di competenza 2016, derivati dall’applicazione del nuovo Regolamento di cui al DPR 146/2017, e dal conseguente incremento dello stanziamento complessivo raddoppiato rispetto al 2015.

Attraverso una serie di requisiti oggettivi di ammissione, e di criteri per migliorare la qualità dei programmi, il provvedimento tende a scoraggiare la mera occupazione frequenziale per soddisfare interessi di carattere generale.

“Un ruolo imprescindibile di strumento informativo”

Pluralismo dell’informazione, consolidamento e sviluppo dell’occupazione, anche giornalistica, del settore, qualità dei programmi offerti agli utenti, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, sono “elementi essenziali per il raggiungimento degli obbiettivi che l’Associazione TV Locali di Confindustria Radio Televisioni si è prefissata, e costituiscono la base della piattaforma politica dell’Associazione – sottolinea Giunco -. Il fine è quello di ridare slancio al comparto della televisione locale che nell’era della globalizzazione intende ancora essere propositiva, e svolgere quel ruolo imprescindibile di strumento informativo capace di dare voce al proprio territorio, e di essere nuovamente strumento di innovazione e sperimentazione”.