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I robot lavoreranno di più, ma le competenze da creare saranno umane

Come sarà il lavoro del futuro? La Quarta rivoluzione industriale basata sull’automatizzazione, la robotica, gli algoritmi comporterà un’enorme rottura rispetto al passato, con cambiamenti significativi in termini di qualità, mobilità, stabilità del posto di lavoro. Entro il 2025 le macchine svolgeranno più compiti lavorativi di quelli riservati agli umani, che oggi svolgono ancora il 71% delle mansioni. Ma la rapida evoluzione di macchine e algoritmi potrebbe creare 133 milioni di nuovi posti, in sostituzione dei 75 milioni che verranno eliminati da qui al 2022. Un guadagno netto di 58 milioni di posti di lavoro in più, quindi. Che però richiederà grande attenzione da parte del settore pubblico e privato.

Parole chiave: re-skilling e up-skilling

Lo sostiene il World Economic Forum nella ricerca ‘The future of Jobs 2018’, basata sulle domande poste ai vertici delle società di 20 Paesi, tra emergenti e avanzati, attive in 12 settori diversi. La ricerca è stata pubblicata a Tianjin, in Cina, dove il Wef tiene una Davos estiva intitolata Annual Meeting of the New Champions.

In questo scenario le parole chiave, come ripete il World Economic Forum, sono il re-skilling e l’up-skilling, ovvero, la formazione in grado di accelerare le competenze umane non sostituibili dai robot. Dagli analisti e scienziati dei dati agli sviluppatori di software, dall’e-commerce ai social media, i ruoli di punta saranno rappresentati dalle vendite e il marketing, dai manager dell’innovazione e dai servizi di assistenza ai clienti.

Un quadro di ottimismo, ma anche di cautela

Si tratta di un quadro che suggerisce “ottimismo, ma anche cautela”, spiega l’organizzazione ginevrina in un comunicato. In futuro infatti saranno richiesti alle aziende “sforzi coordinati per formulare una strategia complessiva di aumento della forza lavoro”. Una strategia che sia in grado di fronteggiare le sfide poste da una nuova era di cambiamento e innovazione. Le aziende, perciò, dovranno affiancare ai loro piani di automatizzazione strategie complessive di espansione. E dovranno puntare sulle competenze umane.

Un imperativo morale ed economico: investire nel capitale umano

Ma perché le imprese del futuro restino dinamiche, differenziate e competitive in un’era dominata dalle macchine, occorre che investano in capitale umano.

“C’è un imperativo sia morale che economico a farlo – spiega Saadia Zahidi, responsabile del Centre for the New Economy and Society al World Economico Forum – senza un approccio proattivo, le imprese e i lavoratori rischiano di rimetterci rispetto al potenziale della Quarta rivoluzione industriale”.

Silenzio, forse gli smartphone ci ascoltano

La paura di essere registrati mentre si parla al telefono è una sensazione comune perché di fatto, ormai, è possibile che accada. Non a caso, capita di affrontare conversazioni al telefono che si ripresentano sui social sotto forma di post sponsorizzati e inserzioni a tema a. È tutta suggestione?

Lo studio che svela l’arcano

A spiegare il fenomeno ci ha pensato la Northeastern University, prendendo in esame migliaia di app popolari e normalmente scaricate sugli apparecchi mobili. L’obiettivo era capire se alcune di queste registrassero di nascosto l’audio attraverso il microfono per diffonderne i contenuti illecitamente. I ricercatori hanno così analizzato il comportamento di 17 mila app per Android, incluse quelle di Facebook o che inviano informazioni a Facebook.

Per ascoltare e registrare le conversazioni, riporta l’agenzia di stampa Agi, lo smartphone deve ricevere un input, (proprio come quando si parla al microfono e dici “ Siri” o “ Google”). In mancanza di questo segnale, qualsiasi dato raccolto può essere processato solo all’interno del telefono. Per quanto innocuo questo possa sembrare, in realtà qualsiasi app di terze parti presente sui cellulari, tra cui Facebook, ha accesso a questi dati rivelati “involontariamente”. Starà poi a loro decidere se utilizzarli o meno.

Sicurezza (quasi) al 100%

Ne emerge che la sicurezza c’è, sebbene non garantibile al 100%.  Gi studiosi si sono infatti accorti che alcune di queste applicazioni facevano screenshot e registrazioni video delle interazioni dell’utente con le stesse senza averlo ben chiarito nei permessi. Parallelamente alla ricerca, è emerso che alcuni utenti Samsung si sono accorti che il loro telefono inviava di nascosto le foto nel rullino ai loro contatti in rubrica, a causa di un errore ancora da chiarire.

David Choffnes, uno degli autori della ricerca informa: “Non abbiamo visto prove che le conversazioni delle persone fossero segretamente registrate (…)  Le persone non sembrano però capire che ci sono comunque molti altri modi di tracciare la loro vita quotidiana”.
Conclusioni tranquillizzanti

La conclusione dello studio è tutto sommato piuttosto rassicurante: le app del telefono analizzate non ascoltano di nascosto le conversazioni degli utenti, nemmeno fra le tante – ben 9 mila –  che avevano il permesso di accedere alla videocamera e al microfono e quindi potenzialmente di ascoltare i discorsi dei loro proprietari.
Però, meglio stare in guardia
E’ consigliabile comunque prestare attenzione alle autorizzazioni che si concedono quando vengono scaricate le App. accedendo alle sezioni che riguardano le Impostazioni del sistema operativo, dei permessi e del microfono. Qui si potranno verificare le app che ne hanno richiesto l’utilizzo ed eventualmente revocare l’autorizzazione a quelle che non dovrebbero acquisire l’audio in ingresso.

In Italia il mercato dell’industria 4.0 vale 2,4 miliardi

Nel 2017, tra soluzioni IT, componenti tecnologiche abilitanti su asset produttivi tradizionali e servizi collegati, il mercato dei progetti di Industria 4.0 ha raggiunto un valore compreso fra 2,3 e 2,4 miliardi di euro, di cui l’84% realizzato verso imprese italiane e il resto come export. Un mercato in crescita del 30% rispetto allo scorso anno, che in una prospettiva pluriennale, sancisce il quasi raddoppio in soli tre anni. Ma ai progetti 4.0 si somma un indotto di circa 400 milioni di euro in progetti tradizionali di innovazione digitale.

Questi sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentata a un convegno nella sede di Assolombarda.

Il mercato delle tecnologie 4.0

L’Industrial IoT si conferma la tecnologia 4.0 più diffusa, con un valore di circa 1,4 miliardi di euro (60% del mercato, +30% sull’anno precedente). A seguire l’Industrial Analytics, con 410 milioni di euro (20% del mercato, +25%), e il Cloud Manufacturing, con 200 milioni di euro, una quota pari al10% del mercato, ma fra le prime per crescita: +35%.

L’8% del mercato è invece rappresentato da soluzioni di Advanced Automation (145 milioni di euro, +20%), mentre l’Advanced Human Machine Interface, pur con un valore complessivo contenuto (circa 30 milioni di euro), è la prima per crescita rispetto allo scorso anno (+50%).

Il 92% delle imprese conosce le misure del Piano Nazionale Industria 4.0

L’impatto del Piano Nazionale Industria 4.0 appare molto positivo: secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0, su un campione di 236 imprese il 92% ne conosce le misure, mentre l’anno scorso la percentuale era dell’84%. La metà del campione dichiara poi di aver già usufruito di forme di iper e superammortamento per il rinnovo dei propri asset, e una su quattro ha intenzione di farlo a breve, riporta Askanews.

“La prossima sfida sarà identificare il giusto percorso per coinvolgere le Pmi”

“Il Piano Nazionale ha svolto finora un eccellente ruolo di acceleratore della trasformazione 4.0, sia diffondendone la conoscenza, sia favorendo fiscalmente gli investimenti privati, ma è verosimile che il suo stimolo non possa proseguire all’infinito – dichiarano Alessandro Perego, Andrea Sianesi e Marco Taisch, responsabili scientifici dell’Osservatorio Industria 4.0 – la prossima grande sfida per consolidare e far crescere ulteriormente il mercato sarà identificare il giusto percorso per coinvolgere le Pmi, che rappresentano il vero cuore della manifattura italiana, nella trasformazione digitale”.

WhatsApp, i messaggi inviati per errore si cancellano oppure no?

Prima l’annuncio che i messaggi inviati per sbaglio possono essere cancellati per sempre, poi i dubbi sull’effettiva possibilità… Cosa succede, quindi, in casa WhatsApp? Questi i fatti: dopo un annetto in cui erano circolati diversi rumors in merito a questa nuova, importante opzione – l’atteso delete in caso di invio erroneo di messaggi o di cui ci si è pentiti appena premuto il tasto d’invio – il sito WABetaInfo, interamente dedicato a questa applicazione, scrive che l’opportunità è in fase di distribuzione su iPhone, smartphone Android e Windows Phone.

“Eliminare i messaggi per tutti”

Nel sito di WhatsApp appare una pagina in cui si presenta la nuova possibilità, battezzata a scanso di dubbi “Eliminare i messaggi per tutti”. “Permette di eliminare specifici messaggi che hai inviato a un gruppo o a una chat individuale”, si legge, ed è “utile se hai inviato un messaggio alla chat sbagliata o se il messaggio che hai inviato contiene un errore”, riporta ancora.

Come funzionerà?

Per cancellare per sempre qualsiasi tipo di messaggio – sia esso testo, foto o video –  dovrebbe essere sufficiente selezionarlo e toccare il simbolo del cestino, quindi fare un click su “elimina per tutti”. Terminata questa procedura, i destinatari del messaggio saranno avvisati da un alert che riporta: “Questo messaggio è stato eliminato”.

Solo sette minuti per decidere

Stando alle anticipazioni, però, ci sono alcuni limiti. Gli utenti “pentiti” avranno a disposizione solo sette minuti: passati questi 420 secondi, i messaggi non potranno più essere cancellati. Ancora, per funzionare, l’opzione delete richiede l’ultimo aggiornamento dell’applicazione. In ogni caso, WhatsApp non prevede notifiche che avvisano se l’eliminazione è andata a buon fine oppure no.

I primi dubbi sulla piena funzionalità

Già pochi giorni dopo l’annuncio dell’introduzione della funzione, sono arrivati i primi commenti che ne mettono in dubbio l’effettiva efficacia. Stando a quando riporta l’Ansa, infatti, sugli smartphone Android il destinatario può riuscire a leggere un messaggio ricevuto anche se il mittente lo ha nel frattempo cancellato, perché resta visibile tra le notifiche. Per recuperare i messaggi dalle notifiche, ha scoperto e reso pubblico un blogger spagnolo, basta installare – manco a dirlo – una app specifica. In ogni caso, dei messaggi recuperati – che devono essere ricevuti e poi cancellati da chi li ha inviati – in questo modo si riuscirà a leggere solo i primi 100 caratteri. Gli altri saranno persi per sempre, esattamente come si avrebbe voluto. Si aspettano ulteriori sviluppi sulla questione.