Ecodom ha smaltito più di 760mila tonnellate di elettrodomestici

Sono 765mila tonnellate i vecchi elettrodomestici smaltiti in dieci anni da Ecodom, il Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, da cui sono state recuperate quasi il 90% di materie prime.

In occasione dell’evento per il decennale del consorzio è stato presentato il libro L’era dei Raee – 10 anni di Ecodom (di Marco Gisotti), che mostra i risultati di dieci anni di operatività e illustra il ruolo di Ecodom nella costruzione del primo sistema di gestione rifiuti affidato interamente alla responsabilità dei Produttori dei beni.

668mila tonnellate di materie prime seconde riciclate

Con il totale degli elettrodomestici dismessi in un decennio Ecodom ha riciclato 668mila tonnellate di materie prime seconde, da cui sono state ricavate 460mila tonnellate di ferro, 82mila tonnellate di plastica, 16mila tonnellate di alluminio (pari a un miliardo di lattine), e 15mila tonnellate di rame, pari al rivestimento di 170 Statue della Libertà, riporta Adnkronos.

Il corretto trattamento di questa tipologia di rifiuti ha permesso di risparmiare 880 milioni di kWh di energia elettrica, e di evitare l’emissione in atmosfera di 7 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Proprio come la quantità di CO2 che verrebbe assorbita in un anno da un bosco esteso quanto la Liguria.

“Un modello virtuoso che coniuga efficienza economica ed eccellenza nella tutela ambientale”

“La storia dei primi dieci anni del Consorzio – afferma Maurizio Bernardi, presidente di Ecodom – è fatta non solo di numeri, ma anche di relazioni costanti e proficue con i Produttori, i più importanti player sul mercato italiano, con le istituzioni, con gli attori della filiera, enti locali, aziende di igiene urbana, distributori, fornitori di trasporto e trattamento, e con le associazioni attive nella difesa dell’ambiente e dei consumatori”. E sono proprio queste relazioni che hanno permesso a Ecodom di costruire un modello virtuoso, “in grado di coniugare l’efficienza economica con l’eccellenza nella tutela ambientale”, aggiunge Bernardi.

L’Italia è fanalino di coda in Europa

Ma per il nostro Paese la strada è ancora lunga. Con circa 5 kg per abitante di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Raee) raccolti ogni anno, l’Italia rimane fanalino di coda in Europa, dove Francia, Regno Unito, Irlanda, Austria e Belgio si posizionano oltre gli 8 kg e Svizzera e Norvegia arrivano addirittura a 15.

Non solo. Il tasso di ritorno dei Raee (cioè il rapporto tra quantità di rifiuti raccolti e quantità di apparecchiature vendute) è molto lontano dal target fissato dalla Comunità Europea, corrispondente al 65% dell’immesso sul mercato per il 2019.

Lo shopping per bambini, un mercato da 3,3 miliardi

miliardi di euro. E nel 2017 cresce dell’1,3% rispetto all’anno precedente. A rivelarlo è Doxa, che ha confrontato i numeri di otto maxi comparti (cinema, libri, TV, giocattoli, videogiochi, cartoleria, parchi e acquari, edicola) calcolando il solo impatto dei consumi kids.

A fronte di una natalità in picchiata, quindi, i consumi delle famiglie per i propri figli restano alti, e “in linea con la progressione del PIL italiano”, osserva Vilma Scarpino, AD Doxa.

Il 14,8% dei libri pubblicati in Italia nel 2017 è rappresentato da titoli per bambini e ragazzi

I libri per bambini e ragazzi registrano il maggiore tasso di crescita tra i comparti analizzati, con un balzo del 7,9% a valore e del 5,5% a copie, per un volume d’affari complessivo di 234 milioni. “Il 14,8% del totale libri pubblicati nel corso del 2017 in Italia è rappresentato da titoli per bambini e ragazzi”, spiega Fabrizio Savorani, senior advisor di DoxaKids. E l’editoria per ragazzi è anche il settore protagonista dell’export italiano sul mercato dei diritti. Un comparto che produce la metà dei diritti venduti dal nostro Paese (+7,7%).

Focus su giochi e videogiochi

Bene anche i giocattoli, che da soli valgono quasi la metà dell’intero mercato kids, per un totale di 1,6 miliardi di spesa (+4,4%). E se nella sola settimana di Natale è stato speso l’11% del totale del budget annuale (+17%), la spesa media annuale di una famiglia per i soli giocattoli ammonta a 154 euro. A cui si aggiunge la stessa cifra per i videogiochi: 148 euro per ogni giocatore under 13. Un comparto di cui il totale investito dalle famiglie nell’ultimo anno è pari a 157 milioni (+4%).

Parchi, TV & edutainment

Nel nostro Paese gli oltre 150 parchi tematici, acquatici, faunistici e naturalistici, e gli oltre 240 parchi avventura, acquari e strutture di edutainment, nel 2017 sono stati visitati da oltre 15 milioni di persone, e hanno generato complessivamente un fatturato di circa 430 milioni (+7,5%).

Per quanto riguarda la TV per ragazzi, oggi sono 18 i canali dedicati ai più giovani tra free e pay, terrestri e satellitari. Insieme raccolgono il 41% degli investimenti pubblicitari delle aziende che scommettono sul target bambini e ragazzi. Ammonta invece a 56 milioni circa il budget dedicato dalle famiglie italiane per i pacchetti kids delle pay TV.

Treni, acqua, posta, elettricità: ma quanto ci costate!

Contrordine: se negli ultimi due anni le tariffe pubbliche avevano registrato un seppur lieve segno meno, nel corso del 2017 sono tornate a crescere. Fatta  eccezione dei servizi telefonici (-0,8%) tutte le altre nove voci analizzate dall’Ufficio studi della Cgia sono aumentate.

Dai treni al gas, aumenti significativi

Campioni di aumenti nel corso del 2017 sono i trasporti ferroviari, con un balzo in salita dei prezzi del 7,3%. Segue l’acqua,  l’acqua a +5,3 e i servizi postali a +4,5,  poi l’energia elettrica a +3,8  il gas al +2%. Aumenti più contenuti per i pedaggi, +1%,  i taxi +0,6, i rifiuti +0,5 e i trasporti urbani +0,2. L’inflazione, invece, è salita dell’1,2%.

Non tornano i conti

L’Ufficio studi della Cgia rileva però che gli aumenti non vanno di pari passo con il mutare del costo della vita.  Se il costo della vita tra il 2007 e il 2017 è cresciuto di quasi il 15%, l’acqua ha segnato un +90%, i biglietti ferroviari un +46,4 con i servizi postali a un + 45,4%; mentre rifiuti e pedaggi/parcheggi entrambi del 40%. Nel decennio preso in esame solo i servizi telefonici hanno subito una contrazione di prezzo (-9,9).

Colpa dell’aumento delle materie prime?

“Il rincaro delle materie prime avvenuto nell’ultimo anno, in particolar modo dei prodotti petroliferi, ha riacceso i prezzi di una buona parte delle principali tariffe pubbliche” afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo. Che precisa inoltre che “non va nemmeno dimenticato che il blocco delle tasse locali imposto dal Governo in questi ultimi anni ha spinto molti enti locali a far cassa con le proprie multiutility, attraverso il ritocco all’insù delle tariffe amministrate”. Per quanto riguarda l’acqua, la Cgia spiega che: “E’ vero che gli aumenti che si sono registrati in Italia negli ultimi anni sono stati molto importanti, tuttavia va ricordato che il prezzo medio al metro cubo a Roma, pari a 1,63 dollari, è nettamente inferiore a tutte le tariffe medie applicate nelle principali capitali europee”.

Luce e gas costano 59 euro in più a famiglia

Il segretario Cgia, Renato Mason, ricorda poi “come annunciato dall’Authority per l’energia elettrica e il gas verso la fine del 2017 a partire dall’1 gennaio di quest’anno le bollette di luce e gas sono aumentate rispettivamente del 5,3 e del 5 per cento, provocando un aumento dei costi per una famiglia tipo di 59 euro all’anno”. Anche perché la “liberalizzazione del mercato vincolato sia dell’energia elettrica sia del gas è slittata di un anno. Prevista inizialmente per il prossimo 1 luglio, scatterà, invece, sempre lo stesso giorno, ma del 2019”.

Milano, ogni anno nei fiumi cittadini 2,5 tonnellate di farmaci 

A Milano nei fiumi scorrono tonnellate di farmaci e quintali di droghe.Il verdetto, spaventoso, arriva da uno studio dell’Istituto Mario Negri di Milano finanziato dalla Fondazione Cariplo. Per cinque anni i ricercatori hanno esaminato l’inquinamento di farmaci, droghe, disinfettanti, prodotti chimici per la cura della persona, sostanze perfluorurate e plastificanti, oltre a caffeina e nicotina, nel sistema acquifero della grande città. Ed ecco il verdetto: ogni anno Milano scarica nei corsi d’acqua metropolitani 2,5 tonnellate di farmaci, 1,6 quintali di droghe d’abuso e quasi mezza tonnellata di prodotti chimici per la cura della persona. Nelle zone dei percorsi dei fiumi dell’area milanese – Olona, Seveso e Lambro –  le acque fognarie prodotte dalla città di Milano e quelle delle falde da cui si estraggono le acque potabili sono state analizzate per verificare la presenza di circa 80 sostanze.

Ogni giorno nei fiumi oltre 6 chili di farmaci

Milano scarica ogni giorno nei fiumi circa 6,5 kg di farmaci, 1,3 kg di disinfettanti e di sostanze chimiche utilizzate per la cura della persona, 200 g di sostanze perfluorurate, 600 g di plastificanti e 400 g di droghe di abuso, oltre a circa 13 kg di nicotina e caffeina, rivelano le analisi condotte dai ricercatori. Il che significa circa 2,5 tonnellate all’anno di farmaci, quasi mezza tonnellata di prodotti chimici per la cura della persona, 1,6 quintali di droghe d’abuso. “Parte del carico di inquinanti deriva dai depuratori che ricevono le acque fognarie prodotte dalla città” spiega all’Ansa Sara Castiglioni, che dirige l’Unità di biomarkers ambientali del Mario Negri. “I depuratori contribuiscono a ripulirle prima del loro scarico nell’ambiente ma solo parzialmente; soprattutto i farmaci, le droghe e i prodotti chimici per la cura della persona permangono nelle acque trattate e sono riversati in canali e fiumi con ripercussioni sugli ecosistemi. A ciò si aggiungono anche altre fonti di inquinamento, tra cui gli scarichi diretti delle attività zootecniche ed industriali”.

Rischi per la salute?

Ettore Zuccato, capo laboratorio di Tossicologia Alimentare, sostiene che “la contaminazione dei fiumi impatta sull’ambiente ma anche sull’uomo, dato che l’inquinamento dei fiumi è correlato a quello delle falde acquifere. Fortunatamente al momento il trasporto di inquinanti sembra riguardare più la falda superficiale e meno la profonda, da cui si ottiene l’acqua per il consumo umano e quindi ad oggi la qualità dell’acqua può definirsi buona”. Ecco perché bisognerebbe attivare “gli interventi possibili, tra i quali regolamentare gli scarichi in ambiente, migliorando le capacità di rimozione dei depuratori e controllando gli scarichi diretti, ma anche sensibilizzare i consumatori a una maggior attenzione”.

Occupazione, Italia maglia nera dell’Eurozona

E’ vero che i segnali di una certa ripresa ci sono, per fortuna, ma è altrettanto vero che il tasso d’occupazione in Italia è tra i più bassi dell’Europa. Gli ultimi dati sono il frutto delle tabelle dell’Eurostat, elaborate poi da Adnkronos, che ha messo a confronto gli anni 2006 e 2016. La sintesi dello studio non è esattamente rosea: anche se sta piano piano aumentando la percentuale di persone occupate,  il gap rispetto all’area euro continua a crescere.

Dieci anni a confronto

Nel 2006 il tasso d’occupazione nella fascia 20-64 anni era del 68,9% nei 18 paesi dell’euro e del 62,4% in Italia; dieci anni dopo nell’eurozona si è arrivati al 69,9% mentre in Italia al 61,6%. Il gap è passato da 6,5 punti percentuali a 8,3 punti, cioè 1,8 punti in più. Analizzando i dati negli anni antecedenti la crisi, messo peggio di noi era solo il piccolo paese di Malta. Ora l’isola del Mediterraneo segna un tasso di occupazione del 69,6%. Molto meglio dell’Italia, che si ritrova fanalino di coda di questa brutta classifica. Guardando ai Paesi tradizionalmente più ricchi, i dati sono ancora più stupefacenti: ad esempio in Germania il tasso di occupazione è salito ininterrottamente nei 10 anni presi in esame, “volando” dal 71,1% al 78,6% (+7,5 punti).

L’Italia? In crisi prima della crisi

Anche se, in linea di massima, la crisi ha condizionato il mondo del lavoro in quasi tutti i paesi europei, in Italia la situazione era già traballante in anni non ancora così duri. Infatti l’allontanamento dell’Italia dall’Europa è iniziato prima, quando cioè negli altri paesi il tasso d’occupazione cresceva ancora a livelli sostenuti mentre nel Belpaese c’erano già segnali di rallentamento. “Nel 2007 c’è stato un primo colpo, con il dato dell’Europa che è cresciuto di un punto percentuale (dal 68,9% al 69,9%), mentre in Italia si è registrato un misero +0,3 (dal 62,4% al 62,7%). Così la distanza è aumentata di 0,7 punti arrivando a 7,2 punti” riporta l’analisi dell’AdnKronos.

Per il Belpaese la crisi è stata più pesante

Negli anni della crisi l’Italia ha perso più terreno rispetto al resto dell’Europa. Il fenomeno si è evidenziato in particolare dal 2013, quando il tasso d’occupazione si è ridotto di 0,3 punti in Europa e di 0,8 punti in Italia, portando la distanza a 8 punti percentuali. Anche se dopo la crisi i numeri sono tornati in positivo, da noi le cose – in merito all’occupazione – procedono con maggiore lentezza rispetto al resto dell’eurozona. E il gap si è ulteriormente allargato.

Allarme smog, gli italiani i più preoccupati tra gli europei

Lo smog e i suoi effetti sulla salute sono una delle preoccupazioni degli europei. Così come lo smaltimento sempre più complicato delle materia plastiche. Ma, se i timori sono a livello globale, risultano gli italiani i più “spaventati” in ambito Ue.

Italiani, le istituzioni dovrebbero fare di più

Gli italiani sono tra i cittadini più preoccupati in Ue dall’inquinamento dell’aria che respirano e dall’impatto delle plastiche sull’ambiente. Emerge da un’indagine Eurobarometro resa nota oggi. Gli italiani, tra gli europei, sono anche quelli con meno fiducia nel fatto che le istituzioni facciano abbastanza, sia a livello nazionale sia Ue, per affrontare le principali problematiche ambientali con cui ci si deve confrontare.

La salute la priorità

In base ai dati raccolti da Eurobarometro, risulta che l’86% degli intervistati italiani (una percentuale inferiore solo a quelle registrare a Cipro e Malta) ha manifestato un grande ansia in merito agli effetti sulla salute dell’inquinamento da plastiche e sul suo impatto sull’ambiente in generale. Insieme a ciprioti (69%), spagnoli (68%) e francesi (62%), gli italiani (61%) sono in assoluto gli europei  maggiormente convinti che l’aria che respiriamo sia decisamente peggiorata nell’ultimo decennio.

Poca fiducia nel Governo

Gli italiani sono anche quelli con meno fiducia nel fatto che le istituzioni facciano abbastanza, sia a livello nazionale (dove la quota dei delusi arriva al 76%) sia a livello europeo (71%).  L’accordo sulla necessità di maggiori investimenti da parte dell’Ue sull’ambiente può apparire alto (79% degli intervistati) ma diventa invece basso considerando che solo gli inglesi, con una quota del 78%, si sono collocati alle spalle degli italiani nel ritenere che più risorse finanziarie su progetti Ue per la salvaguardia dell’ambiante possano essere utili.

I livelli di inquinamento nelle città italiane secondo Ispra

Nelle città italiane, in effetti, il livello di inquinamento raggiunge in moltissimi casi livelli preoccupanti. Solo per fare un esempio, al 10 dicembre 2017, il valore limite giornaliero delle polveri sottili è stato oltrepassato in 34 aree urbane, gran parte di queste localizzate nel bacino padano. Nel 2016, il limite annuale per l’NO2 (biossido di azoto) è stato superato in 21 aree urbane, mentre va meglio per il Pm2,5 (25 µg/m³): solo 7 città superano il limite annuale. Questi numeri sono solo alcuni dei dati relativi all’aria, aggiornati al 10 dicembre 2017, contenuti nella XIII edizione del Rapporto Ispra sulla qualità dell’ambiente urbano. L’analisi raccoglie i dati relativi a 119 aree urbane italiane, analizzando diversi parametri tra: fattori sociali ed economici, suolo e territorio, infrastrutture verdi, acque, qualità dell’aria, rifiuti, attività industriali, trasporti e mobilità, esposizione all’inquinamento elettromagnetico ed acustico, azioni e strumenti per la sostenibilità locale.

WhatsApp, i messaggi inviati per errore si cancellano oppure no?

Prima l’annuncio che i messaggi inviati per sbaglio possono essere cancellati per sempre, poi i dubbi sull’effettiva possibilità… Cosa succede, quindi, in casa WhatsApp? Questi i fatti: dopo un annetto in cui erano circolati diversi rumors in merito a questa nuova, importante opzione – l’atteso delete in caso di invio erroneo di messaggi o di cui ci si è pentiti appena premuto il tasto d’invio – il sito WABetaInfo, interamente dedicato a questa applicazione, scrive che l’opportunità è in fase di distribuzione su iPhone, smartphone Android e Windows Phone.

“Eliminare i messaggi per tutti”

Nel sito di WhatsApp appare una pagina in cui si presenta la nuova possibilità, battezzata a scanso di dubbi “Eliminare i messaggi per tutti”. “Permette di eliminare specifici messaggi che hai inviato a un gruppo o a una chat individuale”, si legge, ed è “utile se hai inviato un messaggio alla chat sbagliata o se il messaggio che hai inviato contiene un errore”, riporta ancora.

Come funzionerà?

Per cancellare per sempre qualsiasi tipo di messaggio – sia esso testo, foto o video –  dovrebbe essere sufficiente selezionarlo e toccare il simbolo del cestino, quindi fare un click su “elimina per tutti”. Terminata questa procedura, i destinatari del messaggio saranno avvisati da un alert che riporta: “Questo messaggio è stato eliminato”.

Solo sette minuti per decidere

Stando alle anticipazioni, però, ci sono alcuni limiti. Gli utenti “pentiti” avranno a disposizione solo sette minuti: passati questi 420 secondi, i messaggi non potranno più essere cancellati. Ancora, per funzionare, l’opzione delete richiede l’ultimo aggiornamento dell’applicazione. In ogni caso, WhatsApp non prevede notifiche che avvisano se l’eliminazione è andata a buon fine oppure no.

I primi dubbi sulla piena funzionalità

Già pochi giorni dopo l’annuncio dell’introduzione della funzione, sono arrivati i primi commenti che ne mettono in dubbio l’effettiva efficacia. Stando a quando riporta l’Ansa, infatti, sugli smartphone Android il destinatario può riuscire a leggere un messaggio ricevuto anche se il mittente lo ha nel frattempo cancellato, perché resta visibile tra le notifiche. Per recuperare i messaggi dalle notifiche, ha scoperto e reso pubblico un blogger spagnolo, basta installare – manco a dirlo – una app specifica. In ogni caso, dei messaggi recuperati – che devono essere ricevuti e poi cancellati da chi li ha inviati – in questo modo si riuscirà a leggere solo i primi 100 caratteri. Gli altri saranno persi per sempre, esattamente come si avrebbe voluto. Si aspettano ulteriori sviluppi sulla questione.

 

Italiani, sul web il 75,2% della popolazione

Gli italiani sono un popolo di naviganti… sì, ma sul web. E’ infatti salita al 75,2% la percentuale di italiani che utilizza abitualmente la rete. Un altro dato particolarmente interessante è quello che segnala che il gap tra giovani e adulti è sempre più sottile: l’utenza è dell’87,8% tra i 30-44enni contro il 90,5% dei 14-29enni. Il merito di questa diffusione così democratica? Sostanzialmente della gigantesca popolarità di smartphone e social network. Sono alcuni dei dati emersi dal  dal 14/o Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione.

Internet, un mezzo senza più confini

Anche se il tasso di crescita mostra qualche lieve segno di rallentamento, peraltro fisiologico, nel 2017 gli utenti di internet in Italia costituiscono il 75,2% della popolazione (+1,5% in più del 2016). Il cellulare è usato dall’86,9% degli italiani: ovviamente sono gli smartphone i re di questa fascia di prodotti, con una quota del 69,6%. Sul fronte social network, la classifica dei pigliatutto è dominata dai colossi Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Tra gli altri social, registra buona performance Instagram (21%), mentre Twitter si ferma al 13,6%. Complessivamente, nel nostro Paese la spesa per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati ammonta a oltre 22,8 miliardi di euro.

Nuovo amore, la Mobile TV

Per quanto riguarda l’utenza televisiva, il digitale terrestre scende del 3,3% rispetto al 2016, ma continua a registrare un pubblico sterminato (92,2%). La tv satellitare nel 2017 è al 43,5%; cresce la tv via internet (26,8%, +2,4% in un anno) e decolla la mobile tv, che ha raddoppiato rispetto al 2016 i suoi utilizzatori, dall’11,2% al 22,1%. La radio è sempre adorata dagli italiani, con una utenza complessiva dell’82,6%: tuttavia scende l’ascolto di quella tradizionale (59,1%) a favore dell’ascolto di quella via internet.

Le piattaforme multicanale, l’exploit dell’anno

Tra le novità del 2017  spicca il boom delle piattaforme online digitali video e audio. Gli exploit di Netflix o Spotify, ad esempio, ne sono la testimonianza. Bel l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio.

Libri e giornali, una passione che cala

La relazione fra italiani e lettura tradizionale sembra invece essere in profonda crisi. Solo il 35,8% degli italiani legge i giornali. Mentre i quotidiani cartacei perdono utenti, ne acquistano quelli online, che oggi registrano un’utenza del 25,2%. Nel campo dei periodici, però, nell’ultimo anno si è registrata una ripresa sia dei settimanali (31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (26,8%, +2,1%). Solo il 42,9% degli italiani legge i libri a stampa e il 9,6% gli e-book.

Casa, prezzi in calo per il mercato dell’usato

Il settore immobiliare, non è un segreto, non ha certo vissuto anni facili. Complice la crisi e una congiuntura socio-economica non delle più rosee, compravendite e affitti hanno segnato il passo. Negli ultimi tempi, però, sembrava che il settore iniziasse a mostrare segnali di ripresa, che si registrasse un nuovo dinamismo. Ora arriva un’indagine condotta da un celebre portale di annunci, che rivela che non, non è così, almeno per il mercato dell’usato.

Tariffe in caduta ad agosto

In base alle rilevazioni, effettuate monitorando una banca dati di 403.430 annunci, il prezzo delle case di seconda mano in Italia ha registrato un calo dell’1,1% ad agosto rispetto al mese precedente. La media del prezzo per questa tipologia di immobili, a livello nazionale, si attesta a 1.820 euro al metro quadro. Con questa cifra, il calo registrato negli ultimi mesi si attesta  al 5,8%. Le diminuzione dei prezzi per le case di seconda mano, in base alla ricerca, si concentrano nelle aree regionali e provinciali, meno nei maggiori centri urbani.

Chi sale e chi scende

Nelle aree regionali e provinciali i prezzi per l’usato sono generalmente al ribasso, sono più o meno divise a metà le città con prezzi in calo e le città con prezzi in risalita . I valori sono aumentati ad agosto solo in 3 regioni su 20: Friuli Venezia Giulia (0,9%), Puglia (0,7%) e Sardegna (0,3%). Le variazioni negative più importanti si segnalano in Piemonte (-2,5%), Trentino Alto Adige (-1,4%) e Campania (-1,3%); la regione di Napoli segna lo stesso calo riscontrato in Lombardia e nelle Marche.

Liguria la regione più cara

Con una media di 2.636 euro al metro quadro, la Liguria è la regione più cara. Più costosa addirittura della Valle d’Aosta (2.482 euro metro quadro) e del Lazio (2.447 euro). Chiude la classifica delle più economiche, invece, la Calabria: con 914 euro la regione si colloca davanti a Molise (1. 026 euro) e Sicilia (1.171 euro). Per quanto riguarda i mercati cosiddetti gradi, è Napoli ha registra prezzi in caduta ad agosto (-2,8%). Tra le città che hanno rilevato tariffe al ribasso, anche in maniera decisamente più lieve, ci sono pure Milano (-0,5%), Firenze (-0,3%), Palermo (-0,2%) e Roma (-0,1%). Numeri migliori a Bologna, che recupera di qualche punto (+0,5%) mentre tra le principali città del Sud Italia l’andamento dei prezzi è positivo a Bari (+0,5%).

Venezia, quanto costi!

A livello di prezzi medi per metro quadro, la città in assoluto più cara d’Italia si conferma Venezia con i suoi 4.314 euro. Seguono Bolzano (3.465 euro), Milano (3.387 euro), Firenze (3.381 euro) e Roma (3.196 euro). La città più economica? Biella, con 736 euro a metro quadro, con Caltanissetta (787 euro) e Agrigento (885 euro).

L’e-commerce dei club sportivi, come va in Cina?

Inter e Milan sono fresche di nuovi capitali cinesi, e forse ciò sarà utile per cambiare le sorti dei club italiani, ancora poco noti in Cina a livello di digital marketing e e-commerce. Stando ai dati raccolti da Mailm Group, società di analisi di marketing cinese che ha stilato una classifica dei club calcistici più noti in Cina per la loro presenza sul web, tra i primi dieci club europei non ci sono né Inter, né Milan o altri club italiani. Prima di andare ad analizzare alcuni indicatori di questa speciale classifica, vale la pena precisare che in Cina la realtà del digital marketing è diversa da quella europea, ed esistono una serie di operatori e piattaforme da noi sconosciute, quindi il club che volesse vendere il proprio merchandising via e-commerce, dovrebbe prima studiare attentamente il mercato digitale cinese.

È per questo che il Bayern Monaco ha siglato un accordo con il colosso cinese Alibaba per la vendita online di magliette con i nomi dei giocatori scritti in caratteri cinesi.  A supporto di questa iniziativa, è stato necessario fissare un calendario di amichevoli in diversi stadi della Cina, per fomentare il grande interesse che il ‘dragone’ nutre per il calcio. Inoltre, più di 30 club europei hanno aperto account su Sina Webo, famoso social network cinese, mentre Bayern ed altri club tedeschi, come Amburgo e Wolfsburg, hanno ormai una versione cinese del loro sito web.

Dal punto di vista dell’e-commerce, il primo club ad aprire un e-shop in Cina è stato l’Arsenal nel 2015, seguito nel 2016 dal Totthenam. A questo riguardo, JD e T-Mall sono i portali cinesi nei quali aprire un negozio online può risultare più efficace. Tornando alla rilevazione compiuta da Mailm Group, gli indicatori presi in considerazione sono numerosi, e oltre all’e-commerce si valuta l’engagement, i like dei followers, i buzz , le wechat e le visite al sito web. L’Arsenal ha preso il punteggio più alto sull’e-commerce, seguita da Real Madrid, Barcellona, Paris Saint Germain e altri club della Premier League.

Per quanto riguarda l’engagement, che è un indicatore strutturato sui commenti, le condivisioni e i like dei tifosi, il Bayern Monaco è in testa alla classifica, seguita dal solito duopolio spagnolo. Sommando i punteggi ottenuti per ogni singola voce, la classifica finale vede primo Real Madrid, secondo Barcellona, terzo Bayern Monaco, quarto Manchester United e quinto Liverpool, ma una nuova stagione è alle porte e il Paris Saint Germain (decimo) potrebbe scalare qualche posizione dopo la risonanza suscitata dell’acquisto di Neymar, così come potrebbe accedere in top ten anche il Milan, che con i capitali cinesi ha costruito una faraonica campagna acquisti.